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Casa di Ramsar · Tappa 2 di 2

La zona umida: mare, uccelli e piante

Vista dall'alto della zona umida: un sentiero chiaro attraversa cespugli e prati verdi, un gruppo di visitatori cammina in lontananza accanto a un grande albero; sullo sfondo la pianura piatta e l'acqua all'orizzonte sotto un cielo nuvoloso.
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Conchiglie, spugne, coralli, gorgonie, ricci di mare. Osservando questa parte della collezione potrebbe sembrare di trovarsi improvvisamente in un museo marino. Eppure questi reperti appartengono pienamente al racconto della Salina.

Per comprenderne il motivo dobbiamo immaginare un paesaggio molto diverso da quello attuale. Prima della Salina esisteva qui il lago di Salpi e, ancora prima, una grande laguna costiera che comunicava con il mare Adriatico. Mare, laguna e zone umide formavano quindi un unico sistema. Molti dei reperti che vedete sono stati raccolti proprio lungo il litorale che costeggia la riserva.

Molluschi bivalvi e gasteropodi, alghe, spugne, briozoi, gorgonie ed echinodermi. Fra i reperti più particolari della collezione si trova anche uno scudo di testuggine marina, Caretta caretta, rinvenuto sulla costa.

Provate ora a osservare le forme delle conchiglie. Alcune sono lisce, altre scanalate, altre ancora ricoperte da spine o rilievi. Sono il risultato di milioni di anni di evoluzione e di adattamento ad ambienti differenti.

Questa collezione ci ricorda soprattutto una cosa: una zona umida costiera non è un ambiente isolato. È uno spazio di incontro tra terra, mare e acque interne. Ed è proprio questo incontro a generare una straordinaria ricchezza di vita.

Gli uccelli sono probabilmente gli abitanti più spettacolari della zona umida. La sua posizione sulle rotte migratorie tra Europa e Africa, la presenza di acque con salinità e profondità differenti, gli isolotti, gli argini fangosi e la grande disponibilità di cibo ne fanno un luogo ideale per centinaia di specie. Durante l'inverno la riserva può ospitare complessivamente decine di migliaia di uccelli acquatici.

Ma guardate soprattutto i reperti che avete davanti. Confrontate i becchi: alcuni sono lunghi e sottili, altri larghi, altri ancora ricurvi. Guardate poi le zampe e la lunghezza del collo. Non sono semplici differenze estetiche: sono il risultato di differenti strategie alimentari. Un uccello può cercare piccoli organismi nel fango, un altro filtrare l'acqua, un altro ancora catturare pesci o raggiungere il cibo in acque più profonde. In questo modo molte specie possono vivere nello stesso ambiente, utilizzando risorse differenti.

Nelle bacheche trovate anche penne, piume, crani, nidi, uova e altri reperti utilizzati a scopo didattico. Gli esemplari imbalsamati rimandano inoltre alla storia della zoologia. Prima della fotografia e delle moderne tecniche di osservazione, la tassidermia era uno dei principali strumenti per studiare e documentare gli animali. Oggi invece il modo migliore per conoscere gli uccelli è osservarli vivi nel loro ambiente, mantenendo la distanza necessaria a non disturbarli.

Guardate ora le fotografie degli uccelli presenti sulle pareti. Uno dei più facili da riconoscere è certamente il fenicottero. La sua presenza nella Salina è ormai diventata uno dei simboli di questo territorio. La specie iniziò a colonizzare stabilmente l'area negli anni Novanta e qui riuscì anche a riprodursi.

Osservate il becco: è grande, ricurvo e dotato di lamelle. Il fenicottero lo utilizza come un filtro per separare dall'acqua e dal fango i piccoli organismi di cui si nutre. Molto diverso è il becco dell'avocetta: lungo, sottile e caratteristicamente rivolto verso l'alto. Il cavaliere d'Italia invece colpisce soprattutto per le lunghissime zampe rosse, perfette per muoversi nelle acque basse. Poi c'è la volpoca, facilmente riconoscibile per il piumaggio bianco, nero e castano, e da lungo tempo una delle presenze caratteristiche della Salina.

Accanto a queste specie vivono aironi, garzette, spatole, cormorani, anatre, gabbiani, sterne e moltissimi piccoli limicoli. Ma la Salina cambia continuamente durante l'anno. Alcuni uccelli arrivano per riprodursi, altri vi trascorrono l'inverno, altri ancora si fermano soltanto per recuperare energie durante una migrazione lunga migliaia e migliaia di chilometri. Provate quindi a immaginare questa zona umida come una grande stazione di sosta lungo le autostrade del cielo che collegano Europa e Africa.

Vivere con il sale: le piante della Salina

Nonostante la presenza dell'acqua, per una pianta vivere nella Salina può significare avere difficoltà proprio ad assorbire acqua. La causa è il sale: quando la concentrazione salina nel terreno è elevata, le radici devono affrontare condizioni molto difficili. Le specie capaci di vivere in questi ambienti sono chiamate piante alofile.

Osservate le fotografie e gli esemplari presenti nella sala. Molte salicornie hanno fusti carnosi che ricordano piccole piante grasse: è uno dei loro adattamenti, accumulare acqua nei tessuti. Altre specie riducono le dimensioni delle foglie, oppure le ricoprono di peli, cere o minuscole strutture protettive, limitando così la perdita d'acqua attraverso la traspirazione.

Tra le specie più caratteristiche troviamo le salicornie, la suaeda, il limonio, l'enula, i giunchi e le tamerici. Nelle zone dove l'acqua è meno salata compaiono invece la cannuccia di palude e la tifa. Durante l'autunno alcune salicornie cambiano colore, assumendo tonalità rosse e ramate e trasformando intere porzioni del paesaggio.

Queste piante non rappresentano solo il paesaggio della zona umida: creano habitat, offrono riparo e contribuiscono al funzionamento dell'intero ecosistema. Per questo i salicornieti e altri habitat salmastri sono tutelati anche nell'ambito della Rete Natura 2000.

Una storia lunga migliaia di anni

La Salina non conserva soltanto biodiversità: conserva anche le tracce di una lunghissima storia umana. Questo territorio è stato frequentato dall'uomo fin dal Neolitico, quando il paesaggio era dominato da lagune, paludi e acque costiere. Qui le antiche comunità trovavano pesce, molluschi, acqua, terreni utilizzabili per l'agricoltura e, naturalmente, sale.

Nel territorio sono stati individuati villaggi neolitici, insediamenti dell'età del Bronzo e importanti testimonianze delle civiltà daunia, ellenistica e romana. Tra i luoghi più importanti vi sono le vasche napoletane, dove alcune strutture fanno pensare ad attività collegate alla produzione o alla lavorazione del sale già nell'età del Bronzo; i villaggi neolitici trincerati e gli straordinari ipogei di Madonna di Loreto. Poi troviamo gli insediamenti di Salapia e della successiva città romana di Salpi, e la villa ellenistica di San Vito. Anche i nomi antichi di Salapia e Salpi richiamano il rapporto millenario di queste popolazioni con il sale.

Guardate adesso i frammenti di ceramica presenti nella bacheca. Possono sembrare piccoli oggetti senza grande valore. In realtà ciascuno di essi è una traccia concreta della vita di persone che hanno abitato questo stesso territorio centinaia o migliaia di anni prima di noi.