Audioguide accessibili
Accesso Senza Limiti – Audioguide

Casa di Ramsar · Tappa 1 di 2

Il sale, la selce e il fiume Ofanto

Leggi il testo

Benvenuti nell'aula espositiva della Casa di Ramsar. Quello che state per visitare non è soltanto un piccolo museo naturalistico: è una porta aperta sul territorio che ci circonda, la Riserva Naturale Statale Salina di Margherita di Savoia, il fiume Ofanto e il grande sistema delle zone umide del Golfo di Manfredonia.

La Salina è una delle più importanti zone umide italiane e comprende un'area protetta di 3871 ettari. È riconosciuta come zona umida di importanza internazionale dalla Convenzione di Ramsar ed è inserita nella rete europea Natura 2000.

Ma perché proprio Casa di Ramsar? Ramsar è una città dell'Iran dove nel 1971 venne firmata una convenzione internazionale dedicata alla tutela delle zone umide: ambienti fondamentali per la biodiversità, per gli uccelli migratori e per gli equilibri ecologici del pianeta.

Guardatevi intorno. Cristalli di sale, conchiglie, uccelli, piante, rocce, fossili e reperti archeologici sembrano appartenere a mondi diversi. In realtà raccontano una sola grande storia: quella del rapporto tra acqua, terra, vita e presenza dell'uomo. Una storia iniziata migliaia di anni fa e ancora oggi in continua evoluzione.

Il nostro viaggio comincia dall'elemento che più di ogni altro caratterizza questo paesaggio: il sale. Davanti a voi ci sono alcuni dei reperti che meglio raccontano l'identità di questo territorio, i cristalli di sale.

La materia prima della salina è semplicemente l'acqua del mare Adriatico. Ogni anno enormi quantità di acqua marina, circa 33 milioni di metri cubi, vengono immesse nel sistema delle vasche e iniziano un lento viaggio attraverso la salina. Il sole e il vento fanno evaporare progressivamente l'acqua: la quantità d'acqua diminuisce e la concentrazione dei sali aumenta. Al termine del processo si ricavano mediamente 600.000 tonnellate di sale.

L'acqua marina entra con una salinità di circa 3,5 gradi Baumé. Procedendo da una vasca all'altra diventa sempre più concentrata, fino a raggiungere nelle vasche salanti circa 25,7 gradi Baumé. È la cosiddetta acqua madre, ormai satura di cloruro di sodio, dove avviene la cristallizzazione. Il processo è possibile perché i diversi sali disciolti nell'acqua non precipitano tutti contemporaneamente: è il principio della precipitazione frazionata. Per questo una salina può essere immaginata come un enorme laboratorio chimico-fisico a cielo aperto.

Osservate adesso i cristalli esposti. Il sale prodotto dalla salina marina appare molto bianco perché costituito solo da cloruro di sodio. Accanto ad esso potete vedere campioni di salgemma provenienti da diverse miniere europee, con tonalità differenti dovute invece alla presenza di altri minerali. Anche la forma del cristallo racconta qualcosa: il cloruro di sodio possiede infatti una caratteristica struttura cubica.

Ma il sale non è soltanto un prodotto della natura. Da migliaia di anni accompagna la storia degli uomini che abitano queste terre.

Selce, ceramica e fuoco

Questa bacheca contiene oggetti piccoli ma capaci di raccontare alcune delle più importanti conquiste della storia umana.

Osservate innanzitutto la selce. Il Gargano è ricco di questo materiale e in epoca preistorica costituì importanti aree di estrazione. La selce può essere scheggiata producendo bordi estremamente taglienti: per questo veniva utilizzata per fabbricare lame, raschiatoi, punte e altri utensili. Accanto alla selce potete osservare anche l'ossidiana, un vetro di origine vulcanica. Quella proveniente dalle isole del Mediterraneo poteva viaggiare per centinaia di chilometri attraverso reti di scambio già attive in epoca preistorica.

La selce aveva anche un altro impiego fondamentale. Percossa insieme a minerali come la pirite, può produrre scintille: utilizzando materiali facilmente infiammabili come esca, era quindi possibile accendere il fuoco.

Guardate ora i frammenti ceramici. Uno dei più interessanti è la cosiddetta ceramica cardiale. Il nome deriva dal modo in cui veniva decorata: sull'argilla ancora morbida veniva impressa la valva dentellata di una conchiglia del genere Cardium. È un dettaglio straordinariamente semplice, ma racconta bene il rapporto tra uomo e ambiente: una conchiglia raccolta nella laguna, dopo il consumo alimentare, poteva diventare uno strumento per decorare un vaso.

Non tutte le zone umide di questo territorio sono salate. A pochi chilometri dalla Salina scorre il fiume Ofanto, uno degli elementi naturali più importanti della Puglia settentrionale. Se la Salina racconta il mondo delle acque salate e salmastre, l'Ofanto ci porta nell'ecosistema dell'acqua dolce. Lungo le sue rive cresce il bosco ripariale, formato da specie come salici, pioppi, olmi e altre piante legate alla presenza del fiume.

Tra i reperti esposti potrete osservare anche il caratteristico nido del pendolino, un piccolo uccello tessitore capace di costruire un nido sospeso dalla forma simile a una borsa, intrecciando fibre vegetali.

Ma nel fiume vivono anche organismi utili alla depurazione delle acque, come i bivalvi filtratori esposti, dalla conchiglia madreperlacea, e altri meno appariscenti. Sul fondale si trovano larve di insetti, molluschi, crostacei e altri macroinvertebrati acquatici. Studiare quali gruppi sono presenti può fornire importanti informazioni sulla qualità ecologica di un corso d'acqua: per questo questi organismi vengono utilizzati anche nelle attività didattiche della Casa di Ramsar.

Salina, Ofanto, costa e altre zone umide del Golfo di Manfredonia non sono quindi ambienti separati: formano insieme una rete ecologica indispensabile, soprattutto per gli animali che devono spostarsi da un habitat all'altro.

Il nostro percorso termina tornando ancora più indietro nel tempo, molto prima della presenza dell'uomo, molto prima della salina. Le rocce e i fossili esposti in questa sezione raccontano infatti la storia geologica della Puglia.

Osservate i diversi colori e le diverse consistenze. Ci sono calcari e selci del Gargano, bauxite, biocalcareniti delle Murge e delle cave di Canosa, cristalli di calcite e campioni di gesso. Tra i reperti più curiosi c'è la cosiddetta rosa del deserto, ritrovata in prossimità dell'antica laguna. Non è un fiore: è un aggregato di cristalli discoidali di gesso che cresce assumendo forme simili a petali.

Poi ci sono i fossili. Conchiglie e altri organismi marini, oggi trasformati in pietra, testimoniano ambienti esistiti milioni di anni fa. Tra questi compaiono anche le rudiste, particolari molluschi vissuti durante il Cretaceo, circa 65 milioni di anni fa, e scomparsi alla fine di quel periodo geologico.

Guardare un fossile significa quindi osservare la traccia di un organismo vissuto in un mondo completamente diverso dal nostro. Il paesaggio che oggi chiamiamo salina è il risultato di una storia lunghissima: geologia, acqua, piante, animali e presenza umana si sono sovrapposti nel tempo, costruendo il territorio che vediamo oggi. E questa storia continua ancora adesso.